Si è appena concluso il ciclo di tre incontri su temi d’attualità per imparare a leggerli alla luce della visione cristiana. Una proposta sulla scia dell’invito che Papa Francesco ci fa nella Evangelii Gaudium “… esorto tutte le comunità ad avere una «sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi». […] È opportuno chiarire ciò che può essere un frutto del Regno e anche ciò che nuoce al progetto di Dio. Questo implica non solo riconoscere e interpretare le mozioni dello spirito buono e dello spirito cattivo, ma – e qui sta la cosa decisiva – scegliere quelle dello spirito buono e respingere quelle dello spirito cattivo (EG 51)”. Insomma uno sforzo di discernimento evangelico comunitario che ci porti a scegliere, a prendere posizione, ad agire nella nostra vita quotidiana. Le sfide del mondo attuale riguardano direttamente anche noi, le nostre famiglie e la nostra comunità. Sfide su cui provare ad interrogarci, confrontarci insieme e soprattutto sfide su cui insieme, senza perdere la speranza, trovare strade che ci possano portare a sperimentare nuove vie, nuove soluzioni.
Foglizzo 20180127 09Nel primo incontro Paolo Foglizzo (della rivista Aggiornamenti Sociali) ci ha aiutato a riflettere sull’economia con uno sguardo ampio, uno sguardo che colga le relazioni tra economia ed ecologia, tra economia e sociale. “Dal momento che tutto è intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale, propongo di soffermarci adesso a riflettere sui diversi elementi di una ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali” (Papa Francesco, Laudato si', 137). Questa la sfida: tenere insieme responsabilmente economia, società e ambiente. Rispetto alla crisi che abbiamo vissuto dal 2008 ad oggi, una lettura superficiale potrebbe definirla semplicemente come una crisi economica, anche se la più grave dal dopoguerra ad oggi. Ma molti sono gli studiosi che da diversi fronti (economico, giuridico, sociale) pensano che questa crisi sia innanzitutto una crisi di senso. Così l’economista S. Zamagni (Professore ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna): “In che cosa si esprime e dove maggiormente si è manifestata questa crisi di senso? La mia risposta è: in una triplice separazione. E precisamente, la separazione tra la sfera dell’economico e la sfera del sociale; il lavoro separato dalla creazione della ricchezza; il mercato separato dalla democrazia” (Symposium, Anno 3, n°9). In questa stessa direzione Foglizzo ci ha aiutato a riflettere criticamente sui modi di intendere l’economia e il progresso, come guardare criticamente ad alcuni aspetti dello sviluppo (lo sviluppo tecnocratico della società, la ricerca del profitto ad ogni costo, l’enfasi sul breve periodo, la finanza senza etica…). L’invito prima ancora di approfondire temi tecnici è di interrogarsi su che idea di uomo e di società si è basata nel tempo e si basa oggi la “scienza economica”. L’uomo è sempre e solo uno che ricerca l’interesse privato e individuale (homo oeconomicus) o è capace anche di altruismo e quindi di relazionarsi in altro modo con chi vive intorno a lui nella società, ricercando anche beni comuni? Si tratta cioè di vedere sulla base di quali presupposti valoriali si basa la visione complessiva dell’azione umana e sociale. Consapevoli che diverse visioni dell’uomo e del vivere insieme sostengono le diverse teorie economiche, e che le conseguenze di tali diversità impattano sulle scelte politiche. Dove mi piace dare alla parola politica il significato caro a G. Lazzati “costruire la città dell’uomo a misura d’uomo”. A seguire Foglizzo ha proposto la Magnoni 20180203 08riflessione sulla ricerca di nuovi stili di vita, sulle alternative che ci possono essere, richiamando il discorso del Papa al II incontro mondiale dei movimenti popolari (Bolivia 9.7.2015) e presentando l’esperienza del movimento internazionale Divestinvest. Non mancano in Italia, a Milano e nel nostro quartiere, nella nostra comunità, esempi di imprese sociali e organizzazioni non-profit. I germi del cambiamento sono già in atto. Sosteniamoli.
Nel secondo incontro don Walter Magnoni ci ha aiutato a riflettere sul lavoro che cambia. Un tema che da solo richiederebbe un percorso specifico. Diverse le sfide urgenti: l’intensificazione dei ritmi del nostro vivere (perché? che stili di vita implicano?), non demandare a Google il nostro sapere (siamo capaci di una lettura critica delle informazioni?), i tempi del lavoro (come conciliarli con il tempo della famiglia e della festa?), il welfare (quale welfare è possibile? con che forme?). La conoscenza è fondamentale. È importante per discernere: ci sono valori e ci sono disvalori. Diverse le iniziative di formazione della diocesi: durante la serata don Magnoni ci ha lanciato la proposta di fare un percorso anche in questa porzione della città di Milano, con particolare attenzione ai giovani. Sta a noi raccogliere la sfida.
Ripamonti 08aNel terzo incontro Padre Camillo Ripamonti ci ha aiutato a riflettere sull’emergenza delle immigrazioni. Le migrazioni sono un segno dei tempi e da sempre. Si pensi ad esempio all’ingresso di popoli provenienti dalla Germania e dall’Europa centro-orientale all’interno dei territori dell’impero romano, seguito dal loro insediamento durevole nelle province occupate. Il fenomeno si svolse in due fasi, la prima delle quali, tra l’ultimo quarto del sec. IV e la prima metà del V, investì tutti i territori occidentali dell’impero e l’Africa, mentre una seconda ebbe luogo nella seconda metà del sec. VI e riguardò l’Italia (longobardi) e la penisola balcanica (slavi, avari e bulgari). E cosa dire dei flussi migratori degli Italiani di fine Ottocento e inizio Novecento. “Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c'è niente di nuovo sotto il sole”, direbbe Qoèlet. Oggi, in un mondo globale, la dimensione del fenomeno è globale. Perché partono i migranti? Per avere condizioni migliori. Partono per la diseguaglianza economica, per i conflitti (compresi quelli religiosi) e per i cambiamenti climatici (desertificazione). P. Ripamonti ci ha fornito alcuni dati: dei 230 milioni di persone che migrano, 65 scappano dalle guerre; di questi 40 milioni sono profughi interni agli stati, 25 attraversano le frontiere. In Europa ne arrivano 300.000 e in Italia 150.000. Che viaggio devono affrontare? L’86% dei migranti intervistati in un recente studio realizzato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha raggiunto l’Italia via mare. La maggioranza proviene dall’Africa occidentale o subsahariana e, dopo aver attraversato il deserto verso il Nord Africa, giunge in Italia attraversando il Mediterraneo. Per la stragrande maggioranza, l’ultimo paese di transito è stato la Libia (80%), dove ci sono dei veri e propri centri di detenzione (lager). In media, i migranti intervistati hanno passato 1,7 anni in viaggio prima di arrivare in Italia. Negli ultimi quindici anni oltre 30.000 persone sono morte cercando di attraversare il Mediterraneo. Il 60% di loro resta senza nome e senza un’identità. Come non sentirsi interrogati da questi fatti? E per noi cristiani come leggere questo segno dei tempi alla luce del Vangelo “Ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito” (Mt 25,43)? Che atteggiamento allora dobbiamo avere nei confronti dell’altro?
Temi che incrociano tra di loro economia ed ecologia, economia e lavoro, disuguaglianza economica, guerre e migrazioni, ma che hanno al centro un riferimento comune, l’uomo: un “altro” o mio “fratello”. Allora anche io, anche noi insieme possiamo fare qualche cosa. Concludo ricordando un pensiero del Card. Carlo Maria Martini: “…ritengo che l'etica debba essere soprattutto un luogo in cui la gente viene incoraggiata, animata, confortata. La grande parola dell'etica è: tu puoi fare di più, ti è possibile fare meglio, sei chiamato a qualcosa di più bello nella vita, essere onesti è possibile ed è un’avventura straordinaria dello spirito. Proprio di tale spirito di ottimismo abbiamo bisogno per non perderci in lamentazioni sterili e obbedire al precetto fondamentale dell'etica: cerca di essere più autenticamente te stesso, di essere più vero, più libero, più responsabile” (Viaggio nel Vocabolario dell’etica, 14-16). Insieme è più facile.

GIovanni Grasso
16 febbraio 2018

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